L’Avvenire scopre Wallace e ne approfitta per infangare Darwin

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Ci piacerebbe davvero sapere quanti libri su Darwin e l’evoluzione biologica ha letto Simone Paliaga, spregiudicato articolista dell’Avvenire prima di scrivere questo piccolo capolavoro di ignoranza scientifica e storica.

Viene da chiedersi se, almeno, la pagina di wikipedia italia dedicata ad Alfred Russel Wallace naturalista inglese contemporaneo di Sir Charles Darwin, l’abbia per lo meno sbirciata. Non ci sembra.

L’articolo sul “caso Wallace” (ma quale caso?) pubblicato sulla versione on line del giornale dei vescovi italiani, esce in ritardo di quattro anni (nel 2013, centenario della morte di Wallace molti Darwin Day ed Evolution Day sono stati dedicati al naturalista che ebbe la stessa intuizione di Darwin); questo articolo pseudo-scientifico e sicuramente non storico, comincia facendo l’ipotesi ridicola che il lavoro di Darwin  sia stato scelto a posto di quello di Wallace per ragioni alfabetiche (sic) “Chi mai metterebbe in discussione la precedenza della lettera d sulla w?” scrive ritenendosi spiritoso il Paliaga, e fin qui potremmo anche ridere dell’ignoranza del giornalista, ma già che c’è insinua che Darwin abbia copiato il lavoro di Wallace e allora la voglia di ridere ci passa, perché di questi giochetti ne abbiamo colme le tasche.

Scrive infatti il Paliaga:  “Era da anni che Darwin ci lavorava eppure l’idea nella sua mente non era ancora chiara e distinta. […] Non riusciva a trovare una risposta definitiva e soprattutto a darle quella sistemazione compiuta che arriverà solo nel 1859. Forse solo dopo avere letto il lavoro di Wallace.”

Wallace quindi descritto come un concorrente, derubato o per lo meno sfortunato, o forse vittima di pregiudizio sociale in quanto appartenente ad una famiglia più povera di quella di Darwin, dice il Paliaga riprendendo quel Tom Wolfe che si è abbondantemente coperto di ridicolo l’anno scorso attaccando Darwin per motivi probabilmente legati alla propria senilità.

Tutte fesserie ovviamente, tant’è vero che a tale proposito anche la pagina di wiki è abbastanza chiara. “Darwin accettò di pubblicare, insieme all’importante articolo di Wallace, alcuni estratti dei propri scritti inediti. La lettura pubblica dell’articolo congiunto di Darwin e Wallace, avvenuta il 1º luglio 1858 alla Linnean Society, rappresentò l’enunciazione ufficiale della teoria della selezione naturale al consesso del mondo scientifico. L’anno successivo, spronato dall’articolo di Wallace, Darwin si decise a pubblicare un ampio “riassunto” del proprio lavoro ventennale, inviando all’Editore Murray di Londra L’Origine delle specie”

Quindi le cose sono chiare, Darwin da venti anni  lavorava alla sua Teoria dell’evoluzione, Wallace aveva avuto una buona intuizione giungendo a comprendere gli stessi meccanismi che Darwin aveva cominciato a studiare venti anni prima. Ma Wallace (peraltro fuori dall’Inghilterra mentre si leggeva l’articolo congiunto alla Linnean Society, nel lontano arcipelago malese, come racconta Telmo Pievani nel suo bellissimo libro “Introduzione a Darwin”, ma non pretendiamo che il Paliaga arrivi a tanto) era interessato all’evoluzione ma aveva molti altri progetti in testa (fra cui lo spiritismo e altre cose esoteriche) e si rifiutava di accettare che l’evoluzione non avesse una guida divina per lo meno per ciò che riguardasse l’uomo.

Darwin invece aveva fatto del completamento della Teoria Evoluzionistica la sua ragione di vita, ci aveva lavorato venti anni e aveva ritrosia a pubblicarla solo perché sapeva di suscitare le ire della Chiesa e di tutti i bigotti reazionari.

Spronato dai suoi amici più stretti e dall’amicizia con il collega Wallace, il quale ebbe l’onestà intellettuale (cosa che spesso manca a certi “giornalisti”) di riconoscere che i meccanismi descritti da Darwin funzionavano meglio dei suoi, pubblicò il sunto dei suoi lavori l’anno dopo quella prima lettura dell’articolo a firme congiunte. L’Origine della Specie per l’appunto di cui, ne siamo ragionevolmente certi, il Paliaga non ha mai guardato neanche le figure.

Ma perché un giornale come l’Avvenire deve dare spazio a queste tristi e ridicole figure che non sanno neanche di cosa stanno parlando? Di certo ha le finanze necessarie a comprare i diritti di qualche antidarwinista quasi presentabile… ad esempio lo stesso Tom Wolfe o quel Thomas Nagel che di recente ha rimescolato il brodo antidarwinista/antievoluzionista/creazionista, brodo ormai stracotto ed insipido, per vendere qualche copia in più.

Forse perché questi non arriverebbero al livello di confondere (ancora) la teoria evoluzionista con l’eugenetica? Per lo spregiudicato Simone Paliaga invece non c’è problema ed ecco, nel bel mezzo dell’articolo la frase “buttata là” come si direbbe in gergo altamente scientifico: “La teoria dell’evoluzione in sé non era una novità. C’erano già stati il geologo scozzese James Hutton e anche Erasmus Darwin, nonno di Charles e di Francis Galton, ideatore dell’eugenetica”.

A parte il fatto che Galton (insieme a Spencer) scrive le prime ipotesi eugenetiche dopo l’uscita dei lavori di Darwin (“manco le basi padre… manco le basi!”), infatti il loro lavoro viene definito  Darwinismo Sociale (erroneamente, perché Darwin di quella schifezza non voleva saperne niente), è chiaro l’intento del Paliaga e del giornale dei vescovi. Anche stavolta è stata messa la pulce nell’orecchio che Evoluzione Biologica ed eugenetica (e quindi il razzismo) siano collegate. Al resto ci penserà il primo Fusaro che passa.

 

Alesssandro Chiometti

29 settembre 2017   |   articoli, filosofia e scienza   |   Tags: , , , , ,