La laicità al Festivaletteratura di Mantova

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La kermesse mantovana arrivata alla ventesima edizione si conferma come il festival culturale più interessante d’Italia per ciò che riguarda la letteratura.

L’idea geniale, e vincente, degli organizzatori è stata quella di trasformare la città, già di per se stupenda, in un vero e proprio think tank a cielo aperto in cui si incontrano i lettori con gli autori famosi e meno famosi. Uno scambio di idee continuo e incessante che non ci risulta avere uguali, per qualità e dimensioni da nessuna altra parte. Non è un caso se i maggiori autori nazionali e internazionali ormai fanno tappa fissa a Mantova nei giorni del festival.

Altre idee vincenti, a nostro avviso, sono state quella di riservare ampio spazio alla letteratura per bambini ed ospitare autori anche fuori dai canoni stretti dello scrittore o del saggista, come ad esempio Ivano Fossati, Vicino Capossela e anche gli autori di graphic novel come Zerocalcare e Leo Ortolani.

Insomma scelte sempre inclusive e mai esclusive che hanno permesso a Mantova di diventare per una settimana all’anno non la città dello snobbismo letterario bensì un posto dove si respira la letteratura a 360°.

Anche in questo ventesimo anniversario c’erano diversi incontri riguardanti la laicità, abbiamo cercato di ricostruire per voi il nostro piccolo percorso.

Cominciamo con una nostra vecchia conoscenza (come spettatori alle sue conferenze), uno dei teologi della liberazione più influenti nel mondo, ovvero Frei Betto che da sempre è in prima linea per la modernizzazione della Chiesa Cattolica. L’ultima volta che l’avevamo visto era stato appena eletto Papa Francesco I e lui dichiarava di avere molta fiducia in questo papa. La fiducia è sicuramente confermata e approva alcune sue mosse politiche come i Sinodi sulla famiglia, però aggiunge che sta ancora aspettando i cambiamenti della Dottrina Cattolica su cose fondamentali come la sessualità, l’omosessualità e il celibato dei preti. Alla nostra domanda “Quanta pazienza avete ancora?” risponde in modo sornione: “l’unica pazienza infinita è quella di Dio”. In quest’occasione oltre a ricordare le questioni poste da tempo dalla TdL aggiunge un’ulteriore provocazione: sarebbe ora di cambiare il crocifisso come simbolo cristiano perché quello è un simbolo di morte mentre il simbolo di Dio (se è vero che questo è amore) dovrebbe essere la vita. Lui propone il pane come simbolo della sua religione. Noi, da atei irriverenti quali siamo sorridiamo, sinceramente al di là della bellissima poesia insita nella sua proposta riteniamo molto più probabile che la CCAR, semmai dovesse cambiare simbolo, opterebbe molto più probabilmente per il “Gesù compagnone” mostrato dal film Dogma.

Del Papa e di altre religioni si è molto parlato anche negli incontri con Franco Cardini e Paco Ignacio Taibo II. Il primo, medievalista e collaboratore dell’Avvenire ha dialogato con Alessandro Vanoli sulla situazione del Mediterraneo e i viaggi dei migranti spesso associati al pericolo dell’Islam. Per Franco Cardini (ex uomo di destra, come lui stesso si definisce) l’Islam è una falsa minaccia ed è l’islamofobia il vero oppio dei popoli in occidente, anche Vanoli sembra essere della stessa opinione, da entrambi è venuta una condanna del pregiudizio occidentale verso le altre sponde del Mediterraneo. Il che di certo ci può anche stare, però non condividiamo i giudizi riabilitativi del Corano che, con tutta la nostra buona volontà, non riusciamo proprio a vedere come libro che porti pace e tolleranza.

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Da Paco Ignacio Taibo II invece ci aspettavamo la solita vulcanica apologia del sud del mondo che sia il suo Messico, il suo Sud America o uno qualunque di tutti i “sud” del mondo e ci aspettavamo anche le invettive contro Donald Trump e i suoi ridicoli muri. Ci aspettavamo anche il consueto elogio del papabbuono, inevitabile per un sudamericano. Quello che non ci aspettavamo invece è stato l’attacco al razionalismo colpevole di “aver costruito un mondo di merda”. È evidente, che se per un messicano socialista il mondo capitalista è stato costruito dal razionalismo c’è qualcosa che non torna.

Spazio alla scienza in diversi appuntamenti con il genetista Guido Barbujani, che porta avanti da tempo la sua battaglia contro il pregiudizio razzista e il suo impegno divulgativo per la teoria dell’evoluzione biologica. L’appuntamento insieme al filosofo della scienza Massimo Pigliucci si chiamava “Darwinismo in crisi?” e hanno iniziato così: “Abbiamo preparato una versione corta e una lunga di questo incontro. Quella corta è questa: Il darwinismo è in crisi? No. Domande? – risate del pubblico – Nessuna domanda? Bene allora c’è tempo per quella lunga…”. Poi i due si sono soffermati soprattutto nel racconto delle loro esperienze nei dibattiti con i creazionisti, particolarmente agguerriti nel Tennesse dove insegna il Prof. Pigliucci.

Di nuovo scienza, soffermandosi sulla parola ecologia, che compie in questi giorni centocinquanta anni, nel dialogo fra Ferdinando Boero e Serenella Iovino. Entrambi sono concordi nel dire che l’enciclica “Laudato si” di Papa Francesco I aveva dato effettivamente un buon impulso alla discussione sull’ambiente, ma la cosa si è spenta molto presto e oggi tutti i mass media evitano di parlarne. Il prof. Boero si prende una bella libertà teologica nel dire che il divieto di mangiare il frutto proibito nel giardino dell’eden voleva simboleggiare il rispetto che l’uomo doveva avere per la natura. Sinceramente dissentiamo, ci convincono molto di più altre interpretazioni; del resto negare che l’antropocentrismo deriva dal Vecchio Testamento vuol dire negare l’evidenza. Ad ogni modo vogliamo ripeterlo, nell’enciclica di Papa Francesco I mancano due cose fondamentali: A) l’autocritica, B) far seguire alle parole i fatti e disinvestire i capitali vaticani dalle compagnie petrolifere. Ad ogni modo l’antropocene è fuori controllo e si sa, bisogna far presto perché si può e si deve far qualcosa. Però, rispondendo alla nostra domanda su cosa pensino del fatto che quasi tutti gli ecologi hanno virato al catastrofismo, entrambi i relatori fanno pensare di essere ottimisti più per dovere accademico che per reale convinzione.

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Concludiamo ammettendo che non conoscevamo le opere di Sarah Walters che raccontano l’amore lesbico nell’epoca vittoriana. Ce l’ha presentata da una vulcanica Chiara Valerio che è riuscita a mascherare dietro un atteggiamento professionale l’ammirazione per i libri della britannica. Il festivaletteratura di Mantova serve a noi lettori anche a conoscere nuovi autori e in questo è davvero imbattibile.

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L’appuntamento è per l’anno prossimo, vi consigliamo di cominciare a prenotare gli alberghi.

Alessandro Chiometti

13 settembre 2016   |   articoli, attualità   |   Tags: , , , , ,