Il perchè di un libro

 Se, alla fine, ho comunque accettato l’invito (di sottoporsi alla lunga intervista di Corrado Augias che costituisce “Inchiesta sul Cristianesimo” ndr), l’ho fatto per una sola fondamentale ragione. Chiunque svolga in università il mestiere di insegnante di storia religiosa credo concordi nel giudizio sulla pressoché totale impreparazione con cui arrivano nelle nostre aule gli studenti. [...]nessuno infatti, nell’anteriore formazione di questi studenti, ha loro insegnato, pur soltanto in una delle sue manifestazioni, la storia religiosa. [...] Questo accade per una grave e non più tollerabile anomalia del nostro sistema scolastico, in cui – in virtù degli accordi che regolano i rapporti fra Repubblica Italiana e Santa Sede – l’insegnamento della religione, denominato “insegnamento della religione cattolica”, viene dismesso dallo Stato e appaltato alla Chiesa Cattolica Romana in tutte le scuole di ordine e grado, a eccezione dell’università.

[...] l’insegnamento della religione cattolica si configura come l’estensione in ambito scolastico della catechesi di quella Chiesa, garantita, al pari di ogni altra forma di fede religiosa, dall’art.19 della Costituzione stessa.

Qui sta il punto: ovviamente, se nessuno contesta questo diritto costituzionale, ciò che appare del tutto indebito è che la catechesi confessionale si sostituisca all’insegnamento pubblico, poiché la prima deve conformarsi a un sistema teologico (il dogma), l’altro è, come sancito dalla Carta fondamentale, assolutamente libero. Che non si tratti di sottigliezze lessicali possiamo constatarlo con un esempio: di fronte alle attestazioni evangeliche secondo cui Gesù aveva quattro fratelli e alcune sorelle (Marco 6,3, Matteo 12,46, Giovanni 7,3, Atti 1,14), il docente di religione può, in buona e formata coscienza, farsi persuaso che si tratti di veri e propri fratelli e sorelle, ma non potrà mai insegnarlo, pena la revoca dell’incarico per difformità dalla dottrina ufficiale della chiesa.

[...] C’è in quest’abnorme situazione, un ulteriore elemento di contraddizione. In quasi tutte le università italiane sono attivate le discipline dell’area storico-religiosa, ambito che proprio in Italia ha conosciuto una fioritura di prestigio assoluto, [...]. Eppure, questo prezioso patrimonio di conoscenze, trasmesso ad intere generazioni di allievi, rimane, recluso nelle aule universitarie, sterile e infecondo, poiché nessun laureato in tali materie può andare liberamente a insegnare ciò per cui è stato formato, con uno spreco inammissibile di risorse umane, culturali, scientifiche ed economiche.

[...] “Presto o tardi” scriveva agli inizi del Novecento Salomon Reinach a Salvatore Minocchi “la storia delle religioni si insegnerà nelle scuole secondarie, accanto alla storia, alla filosofia, alle scienze. Non vi si insegneranno né la fede né lo scetticismo, ma fatti certi; vi si insegnerà soprattutto agli scolari a riflettere sopra così gravi questioni, e a concedere a esse tutta l’attenzione, dirò meglio, tutto il rispetto che meritano. Invece di dire ‘io credo’, oppure ‘non credo’, essi potranno dire in certo modo ‘io so’”.


Remo Cacitti

(“Inchiesta sul Cristianesimo – come si costruisce una religione” Ed. Mondadori 2008)

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