Blade Runner – The final cut

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[voto: rasenta la perfezione]

[attenzione: numerosi spoiler inside]

Quando ci dissero che la versione originale di Blade Runner non soddisfaceva il regista Ridley Scott pensammo “beh, uno di quei classici casi di perfezionismo spropositato”.

blade-runner-2-movieNel 1992 tornammo al cinema per il “director’s cut” e dovemmo invece ammettere che il regista aveva ragione, la versione “noir” era convincente quanto se non di più della versione originale, ed effettivamente si  trattava di due film diversi, non di un semplice restyling.

Il “final cut” che è uscito nel 2007 ed è riproposto oggi sul grande schermo grazie alla famosa catena “the space” (in previsione dell’uscita del seguito che dovrebbe vedere H. Ford di nuovo protagonista e R.Scott alla sceneggiatura), non aggiunge molto se non dettagli tecnici di alto livello.

Non tutti riescono a capire l’enorme successo di Blade Runner, i suoi (pochi) critici imputano al regista finanche di non essere riuscito a prevedere la diffusione del telefono cellulare (ambientato nel 2019 Harrison Ford/Rick Deckard deve ancora usare le cabine pubbliche per fare delle telefonate) dimostrando così di essere attentissimi ai particolari ma di non comprendere la grandezza della visione globale del film.

Già nella versione originale del 1982 i temi trattati avevano un impostazione rivoluzionaria, il rapporto con gli animali che erano praticamente estinti e venivano rimpiazzati dalle creazioni sintetiche di alcune multinazionali, il tema del sovraffollamento della metropoli e più di ogni altra cosa il tema della definizione di “vita” che anche se mai citato in modo esplicito riccorre ad ogni fotogramma. Perché gli androidi “più umani dell’umano” come recita lo slogan della ditta che li ha prodotti devono essere considerati meno “vivi” degli umani se nessuno (se non cacciatori specializzati) è in grado di distinguerli da questi?

Nella versione del 1982 tutto questo veniva edulcorato in due maniere: in primis con la voce narrante del protagonista che “consigliava” allo spettatore quale senso dare al film in secondo luogo con un terribile lieto fine imposto in cui il “vissero felici e contenti” che era garantito dal fatto che l’ultimo androide, Rachel, di cui Rick Deckard si innamora non aveva “data di scadenza” a differenza di tutti gli altri e quindi poteva restare con il suo cacciatore innamorato fino alla fine dei tempi fuggendo dalla città e volando in vallata verde simbolo di speranza.

Il taglio del regista (Ridley Scott, che per inciso è autore anche di altre pietre miliari della storia del cinema come Alien, Thelma e Louise e il Gladiatore) è senz’altro più “cattivo” e problematico. Non solo il film viene interrotto prima della fuga nella vallata verde che libera lo spettatore dall’onnipresente pioggia da microclima malsano della Los Angeles del futuro, non solo viene tolta la voce narrante che aiuta lo spettatore nelle scene più difficili del film a comprendere i pensieri di Deckard e il clima che esso vive, ma viene introdotta una piccola scena che ha scatenato fiumi di discussioni nei forum specializzati, ovvero Rick Deckard a un certo punto sogna un unicorno. Particolare che ritorna alla fine del film quando va a prendere l’androide Rachel per fuggire e trova l’origami a forma di unicorno che l’altro poliziotto gli aveva lasciato sul portone. Segno che quest’ultimo gli fa capire che avrebbe potuto arrestarla lui Rachel, certo… ma segno anche che l’altro poliziotto conosce i sogni di Deckard come lui conosceva i sogni o i ricordi dell’androide Rachel dopo aver visto il suo “fascicolo”. Conclusione da trarre pressoché inevitabilmente, anche Deckard è un androide che da la caccia ad altri androidi.

Blade Runner è tutt’oggi il prototipo della fantascienza impegnata, che anticipa i grandi temi etici del futuro, futuro che oggi è in corso e dobbiamo ammettere di non essere riusciti ad evitare quei problemi (inquinamento, sovrappopolazione, degrado dei quartieri periferici delle metropoli) che nel 1982 cominciavano ad essere alle porte e venivano denunciati da Ridley Scott con forza.

Il romanzo originale del mai troppo rimpianto Philip K. Dick da cui è stato preso il film è invece del 1968 e il titolo era “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” . Nel libro il tema dell’estinzione degli animali e il loro rimpiazzo con surrogati sintetici è molto più centrale nello sviluppo della storia.

Philp K. Dick e Ridley Scott si incontrarono durante la realizzazione del film, e stando alle fonti Dick era soddisfatto della stesura finale della sceneggiatura e del mondo creato dal regista. Purtroppo per lui il suo orologio biologico aveva fissata una data di scadenza che lo portò a lasciare la Terra proprio a pochi mesi dalla dita di rilascio del film che gli avrebbe conferito quell’eco planetaria di scrittore/ profeta/visionario che giustamente oggi ha e merita, ma che in vita non era riuscito ad ottenere se non in piccola parte.

J. Mnemonic

10 maggio 2015   |   articoli, recensioni   |   Tags: , , , , , ,