Affari vaticani, pecorelle e buoni pastori

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Chi ha letto La questua di Curzio Maltese, scritto in collaborazione con Carlo Pontesilli e Maurizio Turco e pubblicato in questi giorni da Feltrinelli, si sarà reso conto del vertiginoso, incalcolabile, giro di denaro e di interessi, tutt’altro che spirituali, gestito dal Vaticano.

Grazie ai benefici e ai privilegi concessi dai vari governi, senza alcuna distinzione tra destra e sinistra (entrambe unite appassionatamente da un atteggiamento di opportunistico assoggettamento), la Chiesa cattolica ha potuto creare e detenere un impero patrimoniale la cui entità è talmente ingente e inestimabile da sfuggire, dal punto di vista quantitativo, alle stesse gerarchie ecclesiastiche.

Si va dal settore bancario a quello commerciale, dall’emittenza radiofonica alle proprietà immobiliari, dai possedimenti agrari e di strutture alberghiere o, comunque, ricettive gestite da "religiosi" agli introiti procurati dal cosiddetto "turismo della fede".

Consigliamo caldamente l’acquisto del coraggioso e ben documentato libro di Maltese e di farlo in tempo perché è molto probabile che "stranamente", nel giro di poco tempo, non lo si possa trovare più in vendita, così come è accaduto, ad esempio, per Finanza bianca, la chiesa, i soldi, il potere di Giancarlo Galli, edito quattro anni fa da Mondadori e letteralmente sparito dalla circolazione.

Lo Stato del Vaticano esercita la propria azione spregiudicatamente (quindi anche impunemente), comportandosi come una delle più potenti multinazionali del pianeta, se non la più agguerrita.

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