About: la settima musa

Pubblicato da

voto: 7.2/10

[attenzione spoiler]

Immagine in evidenza

Jaume Balageurò
è noto per la serie cult di Rec, diventata un must per ogni
horrorofilo che si rispetti. Prima di quella serie però aveva
realizzato un ottimo film dal titolo “Fragile” e con questo “La
settima musa” torna a un horror più soft e delicato che sfocia nel
fantasy e nel romanzo.

Il
film è molto bello da molti punti di vista, soprattutto per la
trasposizione dell’idea (non originale) delle muse ispiratrici della
poesia che in realtà nascondono tremendi segreti e poteri nei versi
che ispirano. Elliot Cowan (Amore
a altri disastri, Da Vinci’s demon -serie TV
)
è per noi stata una piacevolissima sorpresa nel suo ruolo,
altrettanto brave le due protagoniste femminili principali Franka
Potente (Lola corre,
Blow
) e Ana Ularu
(Inferno).
Ottimo anche Cristopher Lloyd (l’indimenticabile Doc di Ritorno
al futuro
) che non manca
mai di caratterizzare in positivo i ruoli che gli vengono assegnati.

Ci piacerebbe
assegnare un voto più alto al film perché è veramente un esercizio
di sutile molto poetico che ormai nel cinema horror è molto raro. In
alcuni momenti ci sono tornati alla mente le interpretazioni
vittoriane di Cristopher Lee e Vincent Price quando la loro bravura
doveva sostituire gli effetti speciali nei film di Roger Corman e
Terence Fischer.

Purtroppo oggi
questa cosa si è un po’ persa e se in un film non sono presenti
scene gore, magari messe lì a casaccio per sopperire le carenze
delle trama, qualcuno non li considera neanche più film horror.

A noi invece che
abbiamo sempre considerato l’horror come espressione dell’arte gotica
,simili pellicole, in cui i registi provano a volare alto, non
possono che far piacere.

Dicevamo che
dobbiamo a malincuore dare un voto non elevatissimo perché il film
presenta alcune carenze nella trama.

Brevemente,
cercando di non svelare troppo.

Samuel Solomon
professore “trendy” (grazie alla sua recente pubblicazione di
successo) di letteratura al Trinity College di Dublino da un anno
vive un’appassionata storia d’amore con una sua studentessa. Lei
però si suicida nel bagno della sua casa per ragioni sconosciute.

Un anno dopo
Samuel ha sogni intensi in cui vede una donna morire assassinata in
un omicidio rituale. Dopo un paio di settimana scopre ai telegiornali
che una donna a Dublino è stata uccisa come nel suo sogno. Quando
illegalmente si introduce nelle casa c’è un’altyra donan che cerca
nelel stanze e che ha avuto i suoi stessi sogni. I due trovano una
fotografia nascosta e un misterioso manufatto (simile ad un uovo di
Fabergè), Samuel prende la foto la ragazza il manufatto e si sperano
di corsa per l’arrivo della polizia.

Le indagini che
Samuel compie insieme alla sua collega e amica fidata Susan gli fanno
scoprire un mondo esoterico che ha già ucciso dei poeti troppo
curiosi. E anche lui comincia a ricevere visite molto sgradevoli da
parte di queste entità femminili che gli chiedono la restituzione
dell’imago, ovvero l’oggetto che ha trovato nella casa. L’ultimo die
poeti che hanno avuto la sfortuna di avere a che fare con le muse gli
intima di seguire le loro richieste o di fuggire e sparire per
sempre.

Per
restituire l’imago però deve rintracciare Rachel, la misteriosa
ragazza nella casa, che si scopre essere una prostituta in un locale
a luci rosse, costretta alla schiavitù dalla mafia dell’est che ha
in mano il suo passaporto e la vita di suo figlio. Recupera l’oggetto
mentre lei uccide il suo “protettore”, lo porta alle muse
facendosi promettere che si dimenticheranno di loro. Ma l’oggetto
risulta essere un falso.

È a questo punto che il film, pur
restando gradevolissimo si complica terribilmente. Rachel si scopre
essere una musa anch’essa seppur immemore, così come era una musa la
donna uccisa nell’omicidio rituale a Dublino. Si intuisce che gli
imago sono oggetti che racchiudono l’anima (o l’essenza stessa) delle
muse ma a questo punto non è più chiaro se le quattro muse
“malvagie” stanno cercando l’imago di Rachel, l’imago della musa
assassinata o un’ultima musa nascosta la cui morte sarebbe letale per
tutte le altre.

E soprattutto alla
fine del film la domanda è inevitabile: “Scusate ma quella specie
di uovo di Fabergè che fine ha fatto?”.

Il film procede
gradevolmente ma non chiarisce tutti questi misteri ed è difficile
catalogare questi come Mc Guffin ma ci sembrano davvero buchi enormi
nella trama.

Per carità,
capiamo che l’arte visiva, soprattutto se ispirata alla poesia non
può essere sempre un giallo di Agatha Christie in cui torna tutto.
Però, insomma, alla fine del film la confusione resta molto alta
così come il sospetto che regista e sceneggiatori si siano persi dei
pezzi per strada per motivi misteriosi.

J. Mnemonic

6 settembre 2018   |   articoli, recensioni   |