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La chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata di Marco Marzano. Ed. Laterza 2018.
L’autore presenterà il suo libro con Civiltà Laica Sabato 13 ottobre, ore 17.00 alla Libreria Feltrinelli Point di Terni, via C. Battisti 9. 

La storia del Cristianesimo, si sa, è piena di miracoli fittizi, smentiti dalle stesse gerarchie cattoliche che per prime invitano a non prenderli sul serio. È dunque fin troppo facile abituarsi a non dare peso al proliferare di questi eventi straordinari, con il rischio però di non accorgersi dei miracoli che accadono davvero. Come quando uno degli uomini più potenti del Pianeta, capo della più longeva e conservatrice istituzione del mondo, vertice dell’ultima monarchia assoluta su base teocratica ancora esistente in Europa, riesce ad essere scambiato per un rivoluzionario. Bisogna essere onesti e riconoscerlo: è un miracolo. Un fatto inspiegabile, almeno apparentemente, il cui protagonista del resto ha molto a che fare con fenomeni ultraterreni incomprensibili, poiché si tratta dell’attuale pontefice cattolico: papa Francesco 1°.

Tuttavia, se si cerca bene, una lucida spiegazione a tutto ciò si trova. A fornircela è l’ottimo La Chiesa Immobile. Francesco e la rivoluzione mancata, di Marco Marzano, studioso del mondo cattolico e professore di sociologia all’Università di Bergamo. Libro che, nell’ubriacatura generalizzata che vede chiunque stia a sinistra di Salvini (praticamente l’intero universo) confidare nel Papa come punto di riferimento per la rivoluzione proletaria mondiale, è da considerarsi una lettura strettamente necessaria per ristabilire un qualche principio di realtà.

Frutto di una «sistematica e scrupolosa rassegna di articoli a stampa su quotidiani e settimanali», questo volume scritto con bobbiana mitezza, accurato, ragionato e approfondito, ricostruisce nei tre capitoli in cui è strutturato il mancato avvio di un’azione riformatrice in capo alla Chiesa Cattolica, analizzandone con intelligenza alcune cause.

Quella che l’autore chiama la «grande riforma interna della Chiesa Cattolica che il Concilio aveva solo abbozzato e che nessuno dei successori di Giovanni XXIII aveva poi avuto il coraggio e soprattutto la volontà di rianimare», sembrava infatti essere destinata a farsi realtà grazie al Papa “arrivato dalla fine del mondo”. Eppure, nota Marzano, «A distanza di quasi cinque anni dalla sua elezione scopriamo, dalle parole di uno dei suoi più fidati e stretti collaboratori, che il papa non ha mai avuto nessuna vera intenzione di riformare la Curia romana». Nessuna riforma strutturale, nessuna novità morale sia nella dottrina sessuale che rispetto al sacerdozio femminile o al celibato dei preti, una struttura ecclesiastica lasciata essenzialmente intatta e una problematica politica dell’amicizia verso l’estrema destra tradizionalista dei lefebvriani (per capirci, quelli che hanno officiato il funerale del nazista Priebke, condannato per la strage delle Fosse Ardeatine).

Del resto, scrive l’autore, pensare che «l’opera di demolizione dell’impalcatura tradizionale della Chiesa possa venire dal suo massimo rappresentante è come immaginare che Luigi XVI avrebbe deciso, se avesse potuto, di fare la rivoluzione, deporsi e poi tagliarsi la testa da sé azionando la ghigliottina».

Dunque «Il mistero di un papa già santo», come titola l’introduzione del testo, non essendo in alcun modo riconducibile ai cambiamenti apportati in seno alla Chiesa, non avvenuti e destinati a non avvenire, deve evidentemente avere a che fare con qualcos’altro. Più precisamente, con quello che Marzano chiama «il populismo di Francesco». Pontefice la cui maggiore diversità rispetto a chi lo ha preceduto consiste essenzialmente nella capacità di «adottare uno stile di comportamento che appare più coerente con la tanto sbandierata opzione per i poveri», presentandosi come «un capo sobrio che ha rinunciato agli agi e ai privilegi del potere».

Il testo coglie infatti un punto centrale in quella che è la rappresentazione simbolica del Papa come di un sovrano «culturalmente e personalmente omogeneo alle componenti più deboli del mondo», capace di riuscire nel suo intento anche grazie a una comunicazione efficace e sapiente in grado di distogliere l’opinione pubblica interna ed esterna alla Chiesa dal tema delle riforme per indirizzarla verso altri aspetti, riservando ad esempio «grande attenzione ai temi dell’economia, dell’organizzazione sociale e della politica», senza tuttavia marcare nemmeno in questi ambiti sostanziali cambiamenti rispetto a quanto operato dai suoi ultimi predecessori.

Ecco dunque, con le parole dell’autore, il segreto del miracoloso prodigio di papa Francesco, rivoluzionario senza rivoluzione: «Un ecumenismo pragmatico e sentimentale, centrato sul carisma papale, sulla sua capacità di occupare la scena con successo, di ergersi a primattore indiscusso sul palcoscenico mediatico internazionale». Ovvero il miracolo di un grande e sagace comunicatore nell’era della comunicazione di massa. Strumento oggi strategico come in pochi altri frangenti della storia e determinante nel segnare successi e insuccessi di ogni grande organizzazione politica.

Marco Vulcano

27 settembre 2018   |   articoli, recensioni   |   Tags: , , , , , ,