4 marzo 2018, la fine dei moderati

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Il responso elettorale uscito dalla urne la scorsa domenica è molto chiaro, e stavolta di sicuro non “hanno vinto tutti” come triste consuetudine italica.

Hanno vinto la Lega di Salvini e il Movimento 5 stelle. Hanno perso i moderati del Pd da una parte e quelli di Forza Italia dall’altra. La sinistra radicale ha dimostrato ancora una volta la sua assoluta incapacità di rinascere.

La cosa era ampiamente prevedibile e infatti prevista se non proprio nei minimi dettagli, pochi si aspettavano il sorpasso della Lega nei confronti di Forza Italia. Ma del resto chi ha tenuto d’occhio la campagna d’odio verso il nemico del povero italiano (ovvero il più povero, ovvero l’immigrato) era abbastanza chiaro che in assenza totale di argomenti politici presentabili ciò che restava di Berlusconi (che per la prima volta in vita sua si è spaventato davanti a una donna nuda il giorno delle elezioni) e del suo establishment aveva deciso di cavalcare l’onda xenofoba e razzista nell’alleanza capestro con la lega. Ben diverso sarebbe stato per loro dover spiegare che non c’erano alternative economiche (di quelle ben viste dalle banche europee) rispetto a quello che stava facendo il governo in carica.

Il Movimento 5 stelle da parte sua ha continuato a raccogliere ciò che ha seminato nei decenni in cui ha lavorato schivando i confronti elettorali e acquistando popolarità e credibilità crescente.

Le difficoltà nell’amministrazione di grandi città (Roma in primis, ma anche Torino si trova in difficoltà per non parlare di Livorno e dell’ormai celebre caso Pizzarotti) non ha influito perché i suoi avversari si sono limitati a parlare delle fesserie come l’ormai tristemente noto “spelacchio” o si sono messi a rinfacciare le mancate restituzioni dei rimborsi elettorali da parte di alcuni deputati grillini. Il che è come dire: io mi guardo bene dal proporre di ridurre le odiatissime spese della politica (ormai il fatto che i parlamentari italiani sono i più pagati del mondo lo insegnano anche alle elementari), però attacco te che prometti di restituire qualcosa quando nessuno ti obbliga a farlo perché alcuni dei tuoi hanno disatteso questo vostro patto interno.

Se vi sembra che il comportamento degli avversari del movimento non sia stato il massimo della genialità politica provate a spiegarlo ai fenomenali spin doctors del Pd.

Il Pd ha pagato molto più del dovuto a causa del suo egocentrico capo, ormai abituato a fare di ogni consultazione elettorale un referendum su se stesso con risultati devastanti per il suo partito. Il crollo nelle roccaforti storiche come Umbria, Marche ed addirittura l’Emilia la dice lunga sull’inettitudine politica di Renzi, che al di là delle elezioni europee del 2014 e delle feste private in casa Pd (leggi primarie) le elezioni in questi ultimi anni le ha perse tutte.

Di fronte a disastri elettorali come questo la buona politica vorrebbe che i “colpevoli” vengano spediti a godersi i loro vitalizi dove preferiscono basta che non si facciano più vedere (e mica abbiamo chiesto la gogna pubblica). Invece nel tanto atteso discorso post-elettorale il Matteo Renzi si è dimostrato quello che è sempre stato, un classico politico democristiano che prima di mollare quella poltrona preferirebbe cancellare il suo partito dalle carte elettorali. E soprattutto non ha mancato di incolpare tutti e tutto per non essere stati in grado di capire la sua genialità e quanto bene aveva fatto al paese.

Come dire: “Ho toccato il fondo? Bene, datemi una pala che scavo!”

Ora che sono finite le elezioni restano aperti i problemi del paese che c’erano anche prima e di cui nessuno in questo periodo ha parlato. Proviamo a ricordare i sette problemi fondamentali di cui abbiamo chiesto conto prima delle elezioni?

  • Disoccupazione giovanile più alta d’Europa non legata al ciclo economico,
  • l’età media di dipendenti e dirigenti pubblici più alta d’Europa,
  • il numero di investimenti stranieri nel paese più basso d’Europa,
  • il numero di lavoratori impiegati in lavori per cui non hanno studiato più alto d’Europa,
  • il costo più alto d’Europa sul pil dovuto al sottosfruttamento (leggi nero e sottopagato) del lavoro femminile (88 mld di euro all’anno),
  • il costante calo di immatricolazioni universitarie,
  • e infine l’assenza di un reddito di disoccupazione che mediamente in Europa è quanto da noi uno stipendio normale.

(No, l’inesistente emergenza immigrati non è un problema, ma solo uno specchietto per le allodole o tutt’al più un’arma di distrazione di massa).

A tutto questo poi c’è da aggiungere il ritardo nei diritti civili solo parzialmente colmato grazie alle due leggi sulle unioni civili e sul biotestamento, la percentuale di analfabeti funzionali più alta del mondo, la mancanza di una cultura scientifica nel paese ma soprattutto nei suoi maggiori mass media, sempre pronti a creare nuovi casi Stamina o altri “miracoli” vari.

Piergiorgio Odifreddi nel suo blog prevedeva la formazione di un governo Lega – 5 stelle dopo le elezioni; la cosa per quanto suggestiva non sembra avere i numeri per essere possibile. Quindi a nostro avviso la strada più probabile sarà l’ennesimo governo tecnico Pd -Cdx che consentirà ai cinque stelle di crescere ancora. E quindi la definitiva scomparsa del Pd (e sarebbe anche l’ora, diciamo la verità).

Nei prossimi giorni la fomentazione della xenofobia nei confronti dell’immigrato sarà presumibilmente messa in cantina e improvvisamente sarà chiaro a tutti che senza immigrati non esisterebbero più l’agricoltura e gli allevamenti italiani e che i nostri parenti malati ce li dovremmo guardare da soli.

Si qualcuno sarà respinto perché l’elettore medio Salvini deve essere accontentato ma i tarallucci e vino sono dietro l’angolo anche per lui… e del resto non si può pensare di governare il paese se l’odio esplode per strada come a Macerata o a Firenze.

Potrebbe anche accadere che il 5 stelle diventerà di improvviso maturo e proverà a convincere una delle due forze in parlamento a governare insieme, che questo sia un bene o un male, per il movimento o per il paese, in qualunque accezione possiamo considerare la cosa, è tutto da vedere.

Ad ogni modo un’altra forza nel paese è in continua crescita, l’astensionismo. Fra non votanti e schede bianche/nulle si è ormai raggiunta la cifra di 13,5 milioni di italiani. Questo nonostante gli appelli disperati e vicini al patetico di personaggi come la Gabanelli che ha implorato i suoi ascoltatori di fare quanto meno scheda bianca.

Come sempre quando non c’è un referendum, per cui improvvisamente l’astensione diventa un diritto intoccabile per far fallire questo grazie al quorum, tutti si ricordano della favoletta sul diritto-dovere del bravo cittadino dando per scontato che non recarsi alle urne sia sintomo di disinteresse e qualunquismo.

Falso, ovviamente. Come tante delle balle raccontate in questo periodo elettorale.

La verità è che una larga parte del paese non è rappresentata dalle attuali forze politiche grazie a leggi elettorali incostituzionali che ci impediscono di scegliere le persone da mandare in parlamento.

Chi ci governa sa bene che questo apre la strada a scenari inquietanti che non è detto che siano riconducibili a meccanismi democratici. Ma del resto, chi può essere sicuro che la cosa non sia voluta?

Alessandro Chiometti

6 marzo 2018   |   articoli, riflessioni   |   Tags: , , ,