Apologia di Stephen King (e in particolare di IT)

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Ci hanno messo un po’ ma se ne stanno accorgendo. Stephen King è il più grande scrittore vivente.

Uno scrittore di “horror” non può essere il più grande scrittore vivente, dirà qualcuno, perché è troppo di genere. Dimostrando così di conoscere solo una parte dell’immensa produzione kinghiana.

Comincio da quest’aneddoto: un ventenne sapendo che faccio parte dell’organizzazione del Terni horror Fest comincia a parlarmi dei suoi film dell’orrore preferiti. Però poi mi dice: “la storia più terrificante che conosco però non è un film è una storia vera” e mi comincia a raccontare di un chirurgo americano che trafficava eroina dall’asia e si ritrova naufrago su di un isola, da solo con una valigia piena di eroina. All’inizio mangia i pesci e i granchi ma poi si rompe una gamba, se la taglia da solo e poi se la mangia perché non può più muoversi. Poi mano a mano si mangia da solo finché non muore. Mi guarda con gli occhi spiritati e mi fa: “terribile vero?”

E io con la mia calma da ultraquarantenne: “È un racconto di Stephen King, si chiama ‘L’arte di sopravvivere’ ed è contenuto nella raccolta ‘Scheletri’… la stessa che contiene ‘The mist’.”

Lui dice che è impossibile e mi fa vedere un video di youtube in cui qualcuno racconta questa storia simulando un “history channel horror” o qualcosa del genere. Io gli sorrido, e gli dico “Domani ti porto il libro”. Ma non ce ne sarà bisogno, nella notte avrà già fatto l’upload.

Personalmente reputo impossibile parlare oggi a 360° di Stephen King, sono decine i suoi lavori di cui ognuno meriterebbe almeno un mese di lezioni ad un corso avanzato sulla letteratura americana. Penso ovviamente alla “Torre Nera”, ma anche a “L’ombra dello scorpione” o al “Miglio verde”, a “Shining” e al suo seguito “Doctor Sleep”, a “Dolores Claiborne” al “Gioco di Gerald” a “22/11/’63″… senza poi dimenticare “Cose preziose” o “La zona morta” o “La metà oscura” e a tutti i suoi incubi sul suo mestiere di scrittore che trovano l’apice in un racconto meraviglioso che si chiama “La ballata della pallottola flessibile”. E neanche ho nominato “Carrie” e “Cujo”, lavori troppo acerbi quest’ultimi, dice qualcuno, ma che se lo hanno lanciato un motivo ci sarà pure .

Lo dico sempre, ci vorranno generazioni perché si valuti appieno l’impatto del Re sulla letteratura mondiale. Eppure no, qualcuno non se ne fa una ragione: uno scrittore horror è uno scrittore di serie B. Punto e basta. Con buona pace di Poe, Stoker, Shelley, Stevenson, Lovecraft e Walpole.

Cosa vi devo dire, se non siete capaci di superare i vostri preconcetti non saranno le mie poche righe a farvi cambiare idea; magari potrebbe esservi più di aiuto in tal senso l’articolo su Internazionale di Nicola Lagioia apparso nel penultimo numero della rivista. O forse il fatto che, come riporta l’ultimo numero di Pagina99 Andrea Bruni vorrebbe conferire al Re il premio Nobel per la letteratura.

Nel mio piccolo provo a suggerirvi solo due lettere: IT.

It, pronome inglese che sta ad indicare cosa o animale (ma nessun inglese si riferirebbe ad un animale che conosce con “it” ma userebbe he o she a seconda del sesso dell’animale) racchiude tutto ciò per cui King è “Il Re”.

Uscito nel 1986, nel 1989 era già il libro più letto dai ragazzi sotto i vent’anni in tutto il mondo. E stiamo parlando di un romanzo di oltre mille pagine, che potrebbe includere al suo interno la trilogia del Signore degli Anelli di Tolkien.

Si parla spesso della complessità della struttura di questo libro e di come sia fantastico di come alla fine tutto torni perfettamente. Delle due linee temporali distanti fra loro 27 anni in cui i ragazzi prima affrontano il male (It, per l’appunto) a dodici anni di età la prima volta e poi devono tornare ad affrontarlo a quarant’anni con tutto ciò che questo comporta. (“Le ossa sono fragili a quarant’anni Bill… non si aggiustano più come prima”).

Qualcuno l’ha definito un romanzo di formazione al contrario, in cui i protagonisti non devono crescere per superare le paure, ma riscoprire il bambino dentro di loro per affrontarle.

Qualcuno ha lodato la genialità che ci vuole solo a pensarla una trama del genere.

Qualcuno fa notare che di film ce ne vorrebbero sei o sette per raccontare tutte le “storie nelle storie” presenti nel libro e solo accennate nei film… perché dovete tener presente che quando Mike o Ben nei film accennano alle storie terribili del passato di Derry nel libro queste vengono raccontate in modo dettagliato. E ce ne sono molte altre nel libro.

Ma nessuno, per lo meno qui n Italia ha mai posto l’accento su quello che è secondo me è il focus del libro. La magia.

King lo dichiara fin dalle dediche di copertina, il libro è per i suoi figli e il messaggio di questo libro è solo uno e cioè che la magia esiste.

Ora mi chiederete, ma non eri un razionalista tu? Si lo confermo e vengo  a chiarire prima che qualcuno pensi male.

La magia a cui fa riferimento King non è lo show di un prestigiatore, ma quella pagana che l’uomo ha dimenticato per molte ragioni. E se alcune vengono in mente perché abusate in tanti romanzi (argento, frassino, aglio, specchi etc.) la magia che aiuta i ragazzi ad uscir fuori dalle fogne del mostro è di un altro tipo. E’ la magia sessuale.

Nel finale della prima linea temporale Beverly, l’unica ragazza del gruppo dei perdenti, capisce che la tensione dopo aver affrontato un mostro terribile costringendolo a ritirarsi insieme alla consapevolezza di non averlo ucciso (per quanto si sforzino di crederlo) stanno dividendo il gruppo.

Lei deve fare qualcosa per riunire il gruppo e allora decide di perdere la sua verginità facendo sesso con tutti e sei i ragazzini del gruppo, facendo perdere anche a loro la verginità, uno alla volta.

Magia sessuale pagana, sesso fra adolescenti, sesso di gruppo.

Ecco su questo non c’è una sola riga scritta in trenta anni dopo l’uscita di IT, e non ne parla neanche la pagina italiana di wikipedia quando racconta la trama del romanzo. Occorre andare alla pagina inglese per trovarla.

Ci viene da pensare che la cosa sia troppo grossa per parlarne ma che gli introiti dei libri di King siano troppo grossi per evitare di pubblicarli. E allora che si pubblichino, ma che tutti parlino del fatto che It è solo in apparenza un pagliaccio assassino ma in realtà è un demone pandimensionale a forma di Ragno (omaggio evidente alla Shelob di Tolkien) che tiene sotto scacco mentale gli abitanti di Derry cibandosi di loro e soprattutto dei suoi bambini. Ma che nessuno parli del fatto che la banda dei perdenti di Derry sconfigga It grazie alla magia sessuale.

Ma It, il romanzo, è magia. E’ quella magia, sesso incluso, che serve agli adolescenti. Quella magia che ti convince che puoi essere un eroe anche a quell’età difficile. Quella magia che provi quando condividi una cosa con i tuoi migliori amici che sai che vi unirà per sempre.

Ragazzini adolescenti in fase di cambiamento tra l’infanzia e la maturità. Questo è il periodo che King tratta quasi in ogni sua storia; che sia quella portante (Il corpo, Carrie, Le notti di Salem, Ossessione, Cuori in Atlantide, La tempesta del secolo) o di sfondo o insieme ad altre (La zona morta, Cujo, Dolores Claiborne, La Torre Nera).

E quando King parla di questo periodo lo può fare in modo romantico e sognante come ne “Il corpo” o nel modo tragico de “Il poliziotto della biblioteca”, ma come sa bene un fan del Re niente viene risparmiato al lettore, nel bene e nel male.

Venendo quindi al bellissimo film di Muschietti, il quale rende giustizia al romanzo rispetto al non eccelso It cinematografico che tutti noi quarantenni siamo abituati a conoscere, ovvero quello in cui Tim Curry interpreta Pennywise, posso dire che secondo me l’unico difetto (per cui su Imdb gli do un 9 e non un 10) è proprio legato alla mancanza di coraggio di andare fino in fondo.

Non c’è il coraggio di mostrare il sesso fra adolescenti. Paura della censura o del guadagno minore di un film vietato ai minori di 18 anni? E non c’era neanche un modo per accennarlo? Far intuire senza mostrare, del resto per un regista horror questo dovrebbe essere pane quotidiano.

Invece no, è ancora presto per parlare serenamente di sesso fra adolescenti e di magia sessuale in questo mondo? Evidentemente sì.

Speriamo che le prossime generazioni siano più libere delle nostre, ma non della libertà di poter usare gli iphone in ogni punto del globo. La libertà che può permetterci di parlare di paganesimo, razionalità, sesso e magia senza vergognarci.

Alessandro Chiometti

23 ottobre 2017   |   articoli, riflessioni   |   Tags: , , , , ,