Mal di Chiesa

Sulla  Wikipedia Italiana manca la voce “Umorismo involontario”. Per colmare questa lacuna si potrebbero usare molti esempi presi a caso dal pamphlet di Gian Franco Svidercoschi (“Mal di Chiesa”, Ed. Cooper, 167pag., 11,00€). L’autore infatti nel tentativo grottesco di negare l’evidenza compie spericolati salti mortali dettati dall’adorazione cieca e incondizionata di Giovanni Paolo II e della sua politica e dell’adorazione meno cieca ma comunque profonda di Benedetto XVI.
Il sottotitolo del libro “Dubbi e speranze di un cristiano in crisi” troverà la sua giustificazione solo nelle ultime pagine del pamphlet, il resto del libro è solo una difesa a spada tratta dei due papi.
Qualche esempio gustoso:
“(Ratzinger) ha deluso quanti pensavano che sarebbe assomigliato al Ratzinger di prima, intransigente, rigoroso. E invece ha compiuto gesti distensivi, perfino sorprendenti, incontrandosi con donne e uomini che […] avevano idee estremamente radicali: come Oriana Fallaci e il vescovo lefebvriano Bernard Fellay” .
Incontrare gli esponenti più reazionari della cultura occidentale significa compiere gesti distensivi? E da quando?

“[…] si è aperto un proficuo dialogo cattolico-musulmano, anche se con il solito problema: che uno dei due interlocutori, l’islam, ha mille teste, quindi mille idee diverse
Il bue che dice cornuto all’asino, è l’unico commento possibile!

Benedetto XVI è andato in Africa, e in viaggio ha detto parole molto sensate e condivisibili sul fatto che il flagello dell’Aids non si possa risolvere con la distribuzione di preservativi. Lette quelle parole sotto il filtro manipolatorio dei giornali, vari governi sono intervenuti per criticare le dichiarazioni del pontefice
Al di là della favoletta di una stampa anticattolica è possibile che questa persona ancora non si renda conto che bastano le sue parole messe nero su bianco sul suo libro per suscitare una sincera indignazione?

“(Negare ai lefebvriani la messa in latino) era stata una vera ingiustizia e Ratzinger, da cardinale, l’aveva più volte ribadito. Ma adesso, cinquant’anni dopo, che senso aveva una decisione così sul piano pastorale? Che senso aveva introdurre una duplicità di liturgie, e quindi la possibilità di pregare contemporaneamente con formule diverse e perfino con contenuti e modalità contrastanti?”
Come scusi? Ma il cattolicesimo non aveva una testa sola a differenza dell’islam?

ai tempi di Giovanni Paolo II […] esisteva un ateismo che[…] negava si Dio ma per ciò stesso, per la legge dei contrari, finiva per ammetterne l’esistenza”.
Vabbè, e per la legge dei contrari il cattolicesimo nega Dio… e che solo Svidercoschi può sparare cavolate?

“(la Deus Caritas Est) ha cancellato secoli di vera o presunta sessuofobia della Chiesa, eliminando così uno dei maggiori motivi di contestazione alla morale cattolica
E qui siamo all’apoteosi dell’adorazione incondizionata, alla rinuncia completa dello spirito critico e della libertà di pensiero. Ora perché dopo due millenni Ratzinger ha scritto tre paginette in cui non condanna esplicitamente l’eros ma comunque lo sottomette all’agape e lo subordina comunque al fine procreativo ha cancellato due millenni di sessuofobia? Beh, a tutto c’è un limite! Svidercoschi ha mai provato a pensare che esiste una cultura al di fuori di quello che dice il papa? Se si vuol capire cos’è l’eros ce lo spiegheranno meglio le pagine di un libro o le strofe di una canzone o di una poesia che le pagine di un enciclica scritta di una persona che di queste cose ha probabilmente solo sentito parlare. È ora di finirla con l’adorazione incondizionata di ogni gesto papale (che poi diventa adorazione del cardinale, del vescovo e in ultima battuta del prete).
E per tornare ai “dubbi e speranze di un cristiano in crisi” di cui l’autore nel sottotitolo si prefiggeva di parlare, è proprio da questa adorazione viscerale e incondizionata che nasce il problema del cattolicesimo; una religione sempre più infantilizzata e sottoposta all’adorazione di santi e feticci e che di mistico (nel senso della riflessione sulle grandi domande della vita) ha ormai poco e niente,  almeno per quel che riguarda la grande massa dei suoi seguaci.
Il Concilio Vaticano II, o per meglio dire il mancato compimento delle aperture che si prefiggeva quel concilio, è quello che “mette in crisi” Svidercoschi. Ne siamo rallegrati che se ne sia accorto, tuttavia non è certo con il continuare a nascondere la testa sotto la sabbia che le cose cambieranno. Se l’adorato (non solo dall’autore) Wojtyla ha lasciato solo Romero e i vescovi della Teologia della Liberazione appoggiando apertamente le dittature militari, la storia non si può cambiare. E anche se l’autore evita di parlarne in queste “critiche” il fatto rimane, è inutile poi lamentarsi per il mancato compimento del Concilio Vaticano II.
Se Wojtyla e Ratzinger non hanno consegnato alle autorità competenti i documenti sui casi di pedofilia nel clero (Maciel su tutti, ma i casi sono centinaia) non si può parlare goffamente e ricoprendosi di ridicolo di complotti dei massoni e della finanza internazionale (c’entrerà lo IOR forse?) . Semplicemente non li hanno consegnati, se ne prenda atto.

Insomma caro Svidercoschi, caro cristiano in crisi, lasci perdere le adulazioni e le domande se le ponga fino in fondo; così, magari comincerà anche a darsi delle risposte.

J. Mnemonic

 

 

  • Gian Franco Svidercoschi

    Ho avuto la ventura di leggere quanto ha scritto l’esimio commentatore sul mio libro “Mal di Chiesa”, e, rispettando ovviamente i suoi giudizi e i suoi improperi, così come il suo tono di assoluta intolleranza per le idee altrui, mi limito qui soltanto a correggere alcune grossolane ed errate interpretazioni del suddetto esimio commentatore:
    1)il riferimento a Ratzinger (“ha deluso quanti pensavano che sarebbe assomogliato al Ratzinger di prima…”) é fatto dopo il primo anno di pontificato. Basta continuare a leggere, e sitroveranno non poche osservazioni critiche sul pontificato. Basta leggere, però.
    2)Benedetto XVI non ha solo incontrato “gli esponenti più reazionari della cultura occidentale” (la Fallaci e il lefebvriano Fellay) ma anche (e qui l’esimio commentatore, con un triplice salto mortale, ne omette il nome) Hans Kung, che non si può certo definire reazionario.
    3)Quando parlo della differenza tra cattolicesimo e islam ((“ha mille teste, quindi mille idee diverse”), intendevo dire )ma l’esimio commentatore evidentemente non é stato in grado di capirlo) che esiste una differenza tra la Chiesa cattolica, che ha un Papa e una struttura centralizzata) e un islam, diviso profondamente nelle sue correnti dottrinali, e che non ha una vera e propria gerarchia.
    4) L’affermazione di Benedetto XVI (sul fatto che la sola dostribuzione di preservativi non possa risolvere il flagello dell’Aids) é condivisa anche da molti illustri scienziati. Se poi l’esimio commentatore andava a leggere più avanti, nel decimo capitolo, avrebbe visto che il Papa ha in qualche modo completato il suo pensiero. Criticabile, certo, ma perlomeno da rispettare.
    5) E’ falso il riassunto che l’esimio commentatore fa: “negare ai lefebvriani la Messa in latino”. Nessuno ha negato nulla. Forse l’esimio commentatore non lo sa, ma il Concilio Vaticano II aveva anzi incoraggiato il mantenimento del latino; ma poi la riforma liturgica, con le lingue volgari, aveva provocato indirettamente una messa da parte della Messa in latino. E poi, qui, che ci azzecca (come direbbe Di Pietro) il richiamo alla diversità tra cattolicesimo e islam?
    6) L’esimio commentatore dice che io sparo “cavolate” a proposito dell’ateismo e del fatto che, negando Dio, per la legge dei contrari, di fatto finiva per riconoscerne l’esistenza. Cioé, non si nega qualcosa se veramente si crede che non esista. Ma forse questo era un concetto troppo ostico per l’esimio commentatore. Se vuole, posso mandargli un disegno esplicativo.
    7)Per quanto riguarda l’enciclica “Deus caritas est”, non posso far altro qui che consigliare l’esimio commentatore di rivolgersi a un esperto del ramo. Si faccia leggere da lui il documento papale, se lo faccia spiegare, e gli chieda se ci siano delle novità rispetto al secolare atteggiamento di chiusura della Chiesa sulla sessualità e sull’amore.
    8) Forse l’esimio commentatore non lo sa, ma ho scritto diversi libri sul Concilio, e perlomeno già dal 1985 vado sottolineando come alcuni documenti conciliari non siano stati attuati.
    9)Per quanto riguarda i rapporti tra Giovanni Paolo II e mons. Romero, suggerisco all’esimio commentatore di andare a leggere quanto ho riferito nel libro scritto con il cardinale Dziwisz, “Una vita con Karol”, a pagina 190.
    10) Wojtyla e Ratzinger non dovevano essere loro a segnalare eventualmente i casi di preti pedofili alle autorità civili. A farlo – e molti, come scrivo con molta durezza nel VII capitolo del mio libro, non lo hanno purtroppo fatto – dovevano essere i vescovi locali.
    E alla fine, un amichevole consiglio all’esimio commentatore. Per favore, rilegga il mio piccolo libro, con calma, senza pregiudizi. Prima, però, cambi gli occhiali. Un cordiale saluto, Gian Franco Svidercoschi

    • Anonimo

      Dice l’autore della recensione “seguirò il suo consiglio e rileggerò il libro cambiando gli occhiali, lei nel frattempo cambi i suoi per rileggere i 25 anni di GPII che hanno segnato l’annullamento del C.V. II chissà che non riesca a scrivere qualcosa di vagamente oggettivo. Grazie comunque per le grasse risate causate dal suo umorismo involontario” .

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